La più grande di tutte le libertà

Prima di trasferirsi all’estero è necessario fare una profonda analisi di tutti gli aspetti che volenti o nolenti influenzeranno la nostra vita. Gli argomenti da approfondire non sono quindi solo clima, costo della vita e disoccupazione.

 

 

 

 

Sarebbe un errore grossolano se scegliessimo di andare a vivere in un paese dove l’essere per qualche motivo differenti dalla gente del luogo ci procurerebbe solo delle grane. Potremmo essere esclusi dalla vita sociale, isolati, rifiutati e nella peggiore delle ipotesi segregati e uccisi per le nostre vedute differenti.

 

Sto parlando di religione. La religione ha spesso diviso i popoli più che unirli. L’intolleranza religiosa non è solo una delle tante facce della xenofobia, ma è forse la più importante. Andresti a vivere in un paese che vuole reprimere e condannare quello in cui credi?

 

Con questo post vorrei informare accuratamente in relazione ai luoghi del mondo dove l’intolleranza religiosa è più forte, cieca, crudele. L’intolleranza religiosa è purtroppo presente in tantissimi Stati ed è risaputo che oggi a farne di più le spese sono le persone di religione cristiana. Si calcola che ogni anno il numero di cristiani uccisi a causa della loro fede vada dai 130.000 ai 160.000 individui.

 

In linea teorica la libertà di professare la propria religione è tutelata dalla maggior parte degli Stati moderni attraverso la sottoscrizione della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani dell’ONU. In realtà invece, nella grande maggioranza dei paesi del mondo, la libertà religiosa non è sufficientemente tutelata e spesso non è garantita affatto.

 

Prima di trasferirsi in un qualsiasi paese del mondo è meglio quindi aprire bene gli occhi ed esaminare approfonditamente in che misura sono rispettati i diritti umani. Se oggi è quella cristiana la tipologia di persone più vessata, bisogna ammettere che nei secoli passati sono stati proprio i cristiani ad esercitare la parte dei carnefici. Ad ogni modo nel mondo di oggi, è soprattutto l’islam che combatte contro il mondo cristiano e i motivi sono sostanzialmente tre. Il primo motivo è che quando uno Stato crea delle leggi che negano la libertà religiosa, questo genera persecuzioni. La realtà è che i singoli cittadini sono soggetti molto influenzabili ed essere tutelati e assistiti da leggi improntate all’intolleranza dona enormi alibi morali e ciò può portare a fanatismo. Sono molti i Governi che hanno dato ad un ben preciso culto la qualifica di religione di Stato e questo non ha portato che guai.

 

Il secondo motivo per cui l’islam si contrappone al cristianesimo è legato al cambiamento nel modo di intendere la vita da parte delle popolazioni Occidentali. E’ evidente che la cultura capitalistica degli Stati Occidentali ha di fatto preso il posto della cultura cristiana. Paesi cristiani che dovrebbero professare l’uguaglianza e l’altruismo si sono votati al materialismo, al consumismo e all’individualismo. Ecco che nel mondo musulmano spesso si identifica la cristianità con il modo di vivere Occidentale con tutti i suoi eccessi e controsensi. In alcuni Stati, l’identificazione tra cristianità e cultura Occidentale ha portato i Governi musulmani più integralisti a reagire, escludendo dalla vita pubblica le minoranze cristiane. I cittadini musulmani più facinorosi si fanno trascinare totalmente ed agiscono in maniera maldestra, attaccando chiese e relativi fedeli, mentre i fondamentalisti islamici rispondono in maniera criminale con atti terroristici.

 

La Terza ragione del conflitto odierno tra islam e cristianità ha motivi strettamente politici. Molte azioni di incivile terrorismo rappresentano la risposta agli atti di moderna colonizzazione che si ritiene l’occidente moderno eserciti quotidianamente in Africa ed in Asia, attraverso le sue politiche di sfruttamento. L’Occidente si è comportato e si sta comportando da parassita, portandosi via ricchezze in cambio di nulla. Senza parlare dei colpi di Stato e delle guerre insulse che sono state create ad hoc dai paesi Occidentali (con in testa gli Stati Uniti) per destabilizzare Governi che avevano faticosamente saputo creare una propria stabilità ed un proprio equilibrio.

 

In definitiva, i poveri cristiani che vivono in quei paesi a maggioranza musulmana soffrono le conseguenze del fatto che gruppi di assassini fondamentalisti o masse fanatizzate li massacrano a priori, in quanto li considerano collaborazionisti delle forze sfruttatrici Occidentali.

 

Esistono nazioni in cui parte della popolazione è esclusa da ogni tipo di attività lavorativa, le viene impedito di frequentare le università e nei casi peggiori viene addirittura incarcerata. In Arabia Saudita nessun luogo di culto che non sia musulmano è consentito, così come non è ammessa alcuna espressione pubblica di religioni che non siano quella dell’unica scuola religiosa autorizzata: la religione musulmana di rito sunnita. In Pakistan, lo Stato, nel tentativo di rispondere ad alcuni conflitti religiosi, ha introdotto delle leggi per favorire l’islam sunnita ed ha conseguentemente moltiplicato le persecuzioni e la violenza religiosa verso gli altri riti, specialmente ai danni dei cristiani. In l’Iraq poi la situazione è spaventosa ormai da anni ed i cristiani continuano a fuggire. In Egitto, un paese nel quale la situazione è peggiorata soltanto negli ultimi anni, si assiste a violenze ed uccisioni contro i cristiani copti ortodossi e contro altre minoranze religiose come quella ebraica. In Iran, a partire dalla rivoluzione islamica del 1979, il Governo degli ayatollah viola la libertà di praticare qualsiasi tipo di credo diverso da quello ufficiale del paese, facendo ricorso a metodi estremi come tortura e condanna a morte.

 

Ma i paesi intolleranti non sono solo quelli musulmani. In Cina, dove si professa la religione tradizionale cinese, lo Stato sorveglia le attività dei gruppi religiosi, soprattutto nelle aree del Tibet e nella regione autonoma dello Xinjiang. Il Governo tiene sotto stretta sorveglianza sia i buddisti tibetani, sia la minoranza islamica degli uiguri, così come le attività cristiane, scegliendo le nuove autorità ecclesiastiche. Decine di vescovi cattolici sono stati arrestati o sono scomparsi per sempre.

 

Ed ecco qui di seguito l’elenco dei 30 paesi in cui la libertà di religione è maggiormente calpestata. E’ nelle primissime posizioni che si trovano quegli Stati in cui le persecuzioni possono sfociare in violenze e omicidi. Nelle posizioni successive troviamo i paesi in cui le intolleranze sono consistenti ma non sempre si raggiungono situazioni estreme.
1. Arabia Saudita
2. Pakistan
3. Indonesia
4. Iraq
5. Egitto
6. India
7. Iran
8. Afghanistan
9. Sudan
10. Bangladesh
11. Somalia
12. Israele
13. Turchia
14. Myanmar
15. Yemen
16. Uzbekistan
17. Sri Lanka
18. Algeria
19. Siria
20. Russia
21. Maldive
22. Brunei
23. Giordania
24. Comore
25. Nigeria
26. Cina
27. Kirghizistan
28. Nepal
29. Romania
30. Messico

 

Se pensi di espatriare e la tua idea di paese democratico passa pure per il rispetto delle idee religiose, analizza anche questo scottante argomento e decidi di trasferirti in uno Stato in cui è possibile praticare la propria fede senza essere perseguitati dal Governo o dalla popolazione.

 

 

 


      Per votare l'articolo clicca l'icona Tze Tze: