Come evitare i paesi ad alto tasso criminale

Quando si ha l’idea di spostarsi all’estero un timore ricorrente è quello di capitare in un paese nel quale si possa essere derubati o peggio aggrediti. L’angoscia deriva dal pensiero di essere malmenati, feriti o addirittura uccisi a causa di una rapina.

Ciò che c’è da sapere è che in generale i criminali riescono ad agire più indisturbati nelle aree densamente popolate. A partire dai crimini minori come i furti (spesso presso le abitazioni) o gli scippi (soprattutto nei mercati, stazioni, sui mezzi pubblici), fino ad arrivare ai reati gravi, i delinquenti agiscono preferenzialmente dove si concentra la maggiore presenza di potenziali vittime. L’incremento mondiale della popolazione che si sta riscontrando in questi ultimi decenni ed il fatto che la gente preferisce sempre più accalcarsi in enormi centri urbani per vivere, sono fattori che contribuiscono innegabilmente all’aumento della concentrazione dei crimini.

L’atto criminoso peggiore che si possa temere è certamente l’omicidio e negli ultimi anni il suo tasso è stabile e addirittura decrescente in molte nazioni nel mondo. Ci sono però delle eccezioni, costituite soprattutto da alcuni paesi caraibici e del centro e sud America. Si tratta specificamente di Belize, Honduras, Guatemala, Giamaica e Venezuela. È in questi paesi che si riscontra una significante crescita del tasso di omicidi (già molto alto negli anni passati). Per fare un esempio della gravità della situazione latino americana, soltanto nel 2005, circa 15.000 persone sono state uccise da bande giovanili in El Salvador, in Honduras e in Guatemala.

Non solo in America latina, ma anche nel continente nero la situazione non è delle più rosee. I tassi di omicidio più alti si riscontrano soprattutto nelle regioni centrali e meridionali dell’Africa ed in particolare nel Congo Kinshasa, in Angola, nello Zimbabwe, in Sudafrica ed in Lesotho. In questi paesi, i fatti di sangue, oltre che con armi da fuoco, si consumano a colpi di machete.

Molto in voga negli ultimi anni è una tipologia di crimine che prende il nome di “Carjaking”, termine di lingua inglese che identifica il furto di autoveicoli sotto la minaccia di un’arma e, in alcuni casi, con il ricorso alla violenza. Si tratta di un vero incubo per l’automobilista che, durante l’utilizzo del suo mezzo, viene fermato con qualsiasi scusa, o affiancato ad un semaforo e “persuaso” a lasciare le chiavi dell’auto andandosene a piedi. Questa attività criminosa viene praticata soprattutto in una dozzina di regioni africane: Togo, Burkina Faso, Kenia, Burundi, Tanzania, Zambia, Zimbabwe, Mozambico, Malawi, Sudafrica, Swaziland e Lesotho. Simili episodi si riscontrano con frequenza anche in Pakistan e Papua Nuova Guinea, così come in Belize, Ecuador e Venezuela.

Hanno poi preso sempre più piede i meno cruenti “sequestri lampo”, eseguiti prevalentemente nelle grandi città e nelle località turistiche. Sotto la minaccia di un’arma, si viene sequestrati per strada ed accompagnati più o meno gentilmente ad un bancomat, dove si viene obbligati a prelevare il massimo della disponibilità giornaliera. Subito dopo si viene rilasciati.

Nonostante le notizie allarmistiche, per fortuna le cose non vanno così male in ogni luogo del pianeta. Esistono anzi paesi dove l’intera società è nemica dei soprusi. Basta sapere quali. Infatti trasferirsi all’estero senza sapere quale sia il livello di criminalità che ci si deve attendere sarebbe un comportamento alquanto superficiale.


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