Archivio mensile:ottobre 2013

Chi beve di più?

In passato, in tutto il mondo, gli alcolisti di sesso maschile superavano numericamente quelli di sesso femminile nel rapporto di quattro a uno. Questa differenza, però, sta diminuendo. La piaga si sta diffondendo anche tra le donne.

Quasi tutti sappiamo che l’abuso di bevande alcoliche ha un grandissimo impatto sociale e condiziona la vita di tutti. Un paese nel quale il consumo è elevato influenza la vita anche di chi è esente da questo vizio. Ma non vorrei elencare tutti i lati negativi dell’alcol. Qui non si vuole fare la paternale a nessuno. E’ però molto interessante capire come si comporta l’alcol all’interno del nostro corpo.

C’è un fatto molto interessante che pochi sanno:

L’alcol che beviamo non subisce alcun processo digestivo nello stomaco e nell’intestino, finendo inalterato nel sangue e, successivamente, nel fegato, l’organo atto a purificare il sangue. L’alcol che beviamo viene quindi trasportato nel fegato, dove viene lentamente metabolizzato. Per trasformare l’alcol presente in un normale bicchiere di vino da 150 ml, il fegato impiega circa 2 ore. Ma quando si inizia a bere più di un bicchiere ogni due ore, la quantità di alcol non metabolizzata dal fegato resta ancora in circolo, raggiungendo tutte le cellule e attraversando persino la barriera ematoencefalica.

La barriera ematoencefalica è stata scoperta circa 100 anni fa. Fu determinato sperimentalmente che, se un colorante blu veniva iniettato nel sangue di un animale, tutti i tessuti, tranne il cervello ed il midollo spinale, diventavano blu, palese segnale che una barriera si opponeva all’ingresso del colorante nel cervello. La funzione di questa barriera è quella di proteggere il cervello dall’ingresso e dall’azione di sostanze estranee presenti nel sangue, che potrebbero danneggiarlo. Tuttavia l’alcol, che il fegato non riesce a metabolizzare, riesce ad attraversare tale barriera ed a questo punto è libero di danneggiare il cervello. I danni procurano nel migliore dei casi un lieve giramento di testa, ma perseverando con questo tipo di condotta si può arrivare all’estremo del delirium tremens.

Certo, una bella bevuta in compagnia riscalda la serata! Di questo, Bacco era ampiamente convinto ma, se fosse davvero stato quel “gran dio” che era considerato nell’Olimpo, avrebbe potuto valutare anche gli effetti negativi che l’alcol porta in intere società.

Le nazioni dove il consumo è più alto sono quelle dell’ex blocco sovietico. In particolare la Moldavia risulta essere la peggiore da questo punto di vista, con una media di 23 litri di alcol puro consumato pro-capite ogni anno. Per converso, esiste un gran numero di nazioni in cui l’uso dell’alcol è nullo o molto basso. Si tratta dei paesi musulmani nei quali l’alcol è proibito per motivi religiosi.

Ecco la classifica delle 10 Nazioni più beone:

1.Moldavia
2.Bielorussia
3.Ucraina
4.Estonia
5.Repubblica ceca
6.Uganda
7.Lituania
8.Romania
9.Russia
10.Ungheria

 

L’Italia è al 53esimo posto (su 196) con una media pro-capite di 9,7 litri di alcol puro all’anno.

 

Il paese più infelice

Molti di voi vorrebbero sapere quali sono gli Stati dove la gente è più contenta e dove al contrario è più infelice. Cominciamo a capire quali sono le nazioni in cui la gente è più infelice.

Il peggior modo per dimostrare di essere tristi e disperati è quello di procurarsi volontariamente e consapevolmente la morte. A livello globale il suicidio è la decima causa di morte. In molti paesi si muore più per i suicidi che per gli incidenti stradali.

Quali sono le cause di un suicidio? La gente crede sempre che ci si uccida per una ragione. Ma si può benissimo uccidersi per più di una ragione..

In effetti il suicida ha il più delle volte un grave disagio psichico. A volte la causa è una delusione amorosa, o la condizione di salute o di estetica, oppure la condizione sociale, mobbing familiare, derisione, bullismo…o una concausa di più di una circostanza.

Non sempre tutto è chiaro. Per esempio, la disoccupazione è un fattore di rischio, infatti pare che con la crisi economica, in Grecia (uno tra gli Stati più colpiti dalla recessione) dal 2010 i tassi di suicido siano aumentati del 36%. Tuttavia anche chi gode di un’occupazione stabile e ben retribuita risulta a rischio. In particolare i medici sono una categoria professionale tradizionalmente riconosciuta a rischio di suicidio, con particolare incidenza tra gli psichiatri, gli anestesisti, gli oculisti.

In generale si può affermare che gli uomini si suicidino più delle donne, con una frequenza circa tre volte più alta. Tra gli uomini un picco di rilievo si riscontra dopo i 45 anni, mentre per le donne dopo i 55 anni. Invece gli anziani tentano il suicidio meno frequentemente rispetto ai giovani.

Certamente il suicidio rappresenta un gesto spaventoso, tuttavia non manca chi è favorevole, non solo persone singole, ma anche interi Stati. Pensiamo per esempio al Giappone che ha sempre glorificato questo gesto: a causa di ciò durante la Seconda Guerra Mondiale oltre 22.000 civili giapponesi si suicidarono per non cadere prigionieri degli americani. Lo stesso esercito incoraggiò e glorificò gli attacchi kamikaze, che erano veri e propri attacchi suicidi da parte di aviatori militari dell’Impero Giapponese contro le navi da guerra alleate. A questo proposito rimane un mistero il motivo per cui i kamikaze indossassero il casco..

Ma facciamo i nomi: qui di seguito si può vedere la classifica della WHO (World Health Organization) riguardante 107 paesi, partendo da quello con la percentuale più alta di suicidi, fino a quello con la percentuale più bassa.

Da questa classifica si potrebbe dire che il paese più infelice sia la Corea del Sud..

 

Suicidi ogni 100.000 abitanti all’anno

Corea del Sud 31.7
Lituania 31.6
Guyana 26.4
Kazakistan 25.6
Bielorussia 25.3
Giappone 23.8
Cina 22.23
Ungheria 21.7
Lettonia 17.5
Sri Lanka 21.6
Russia 21.4
Ucraina 21.2
Serbia e Montenegro 19.5
Estonia 18.1
Croazia 19.7
Belgio 17.6
Moldavia 17.4
Slovenia 17.2
Finlandia 16.8
Uruguay 15.8
Sudafrica 15.4
Polonia 15.4
Svezia 15.3
Francia 15.0
Hong Kong 14.6
Suriname 14.4
Bosnia ed Erzegovina 13.3
Nuova Zelanda 13.2
Austria 12.8
Repubblica Ceca 12.8
Cuba 12.3
Bulgaria 12.3
Romania 12.0
Stati Uniti d’America 12.0
Norvegia 11.9
Danimarca 11.9
Irlanda 11.8
Canada 11.3
Islanda 11.3
Cile 11.2
Svizzera 11.1
Trinidad e Tobago 10.7
India 10.5
Singapore 10.3
Slovacchia 10.3
Australia 9.7
Germania 9.9
Kirghizistan 8.8
Turkmenistan 8.6
Olanda 8.5
Macedonia 8.0
El Salvador 8.0
Portogallo 7.9
Zimbabwe 7.9
Lussemburgo 7.8
Thailandia 7.8
Argentina 7.7
Spagna 7.6
Porto Rico 7.4
Ecuador 7.1
Regno Unito 6.9
Mauritius 6.8
Iran 6.4
Italia 6.3
Costa Rica 6.1
Israele 5.8
Nicaragua 5.8
Panama 5.5
Colombia 4.9
Brasile 4.8
Uzbekistan 4.7
Seychelles 4.6
Georgia 4.3
Albania 4.0
Messico 4.0
Turchia 3.94
Bahrein 3.8
Belize 3.7
Saint Vincent e Grenadine 3.7
Paraguay 3.6
Cipro 3.6
Guatemala 3.6
Barbados 3.5
Grecia 3.5
Malta 3.4
Venezuela 3.2
Tagikistan 2.6
Saint Lucia 2.4
Repubblica Dominicana 2.3
Filippine 2.1
Armenia 1.9
Kuwait 1.8
Bahamas 1.2
Giordania 1.1
Perù 0.9
São Tomé and Príncipe 0.9
Pakistan 0.88
Azerbaigian 0.6
Maldive 0.3
Giamaica 0.1
Siria 0.1
Egitto 0.1
Grenada 0.0
Honduras 0.0
Saint Kitts e Nevis 0.0
Antigua e Barbuda 0.0
Haiti 0.0

Quanto si guadagna nel tuo Eden?

Se il tuo sogno è trasferirti in un altro Paese, ma non sai ancora quanto potresti guadagnare lavorando, questo è l’articolo per te. Mettiamo che tu ti trasferissi all’estero e trovassi come primo impiego quello di cassiere al supermercato. In quali paesi guadagneresti di più o di meno?

Questa è la domanda che si sono posti gli autori dell’ebook “Eden, trova il Tuo Paradiso Terrestre”. La risposta è arrivata dopo mesi e mesi di estenuanti ricerche presso le Camere di Commercio, le Ambasciate ed i Consolati di tutto il mondo.  Così si è riusciti ad ottenere i dati per tutti e 196 gli Stati indipendenti del mondo. I risultati sono stati veramente interessanti.

Innanzitutto devi sapere che c’è una evidente differenza tra i bassissimi salari dei paesi africani (che portano nelle tasche poche decine di euro al mese) e quelli di alcuni paesi occidentali come ad esempio la Svizzera ed il Liechtenstein (nei quali un cassiere di supermercato guadagna cifre vicine ai 3000 euro netti). Sono differenze estremamente elevate che però devono essere rapportate al costo della vita dello stesso paese. Facendo questo confronto, ci si accorge che molte di queste differenze si annullano ed in alcuni casi addirittura si capovolgono.

Ci sono poi paesi nei quali il salario non è l’unico provento che ci si deve attendere. Ad esempio negli Emirati Arabi Uniti il datore di lavoro, oltre a pagare lo stipendio, provvede anche alle spese per l’alloggio e per il trasporto affrontate dal dipendente del market. Quindi, oltre alla cifra netta di circa 300 euro, un cassiere di un supermercato ha diritto anche a questi surplus.

Ma bisogna stare attenti, ci sono Nazioni in cui non tutti possono guadagnare le stesse cifre: ad esempio in Sudafrica, il razzismo non è mai morto del tutto ed esiste tuttora una forte discriminazione razziale, che si riflette anche sulla distribuzione salariale. Sono presenti pesanti differenze di stipendio che coinvolgono gli appartenenti alle varie razze. Nascere nero significa guadagnare soltanto il 23% di quanto percepisce un bianco. Va un po’ meglio ai meticci, che guadagnano più dei neri, ma soltanto il 28% dei bianchi. Se non si è bianchi, conviene almeno essere asiatici, perché allora si percepisce il 63% rispetto ai bianchi. Se si pensa alle lotte cruente per abbattere l’apartheid ed all’aleatoria presidenza di Nelson Mandela (che ha comunque prodotto miglioramenti significativi, anche se non definitivi), si deve constatare con grande rammarico come siano stati davvero miseri i risultati raggiunti, almeno per quel che riguarda l’uguaglianza salariale.

La situazione è in continua evoluzione, specialmente in Europa. Brian O’Reilly, direttore delle strategie internazionali dell’Unione Banche Svizzere (UBS), analizzando la situazione attuale del Vecchio Continente, ha affermato: “fra dieci o venti anni gli standard di vita diventeranno praticamente uguali in ogni Stato dell’Unione Europea e finalmente i salari dell’Europa orientale si adegueranno a quelli dell’Europa occidentale”.

Utilizzando la banca dati dell’ebook “Eden, trova il Tuo Paradiso Terrestre“, abbiamo deciso di estrapolare dalla classifica dei 196 paesi indipendenti del mondo solo i dati di alcuni di essi. Di seguito si trova la classifica dei primi 3 paesi, quelli dove si guadagna di più. Si tratta dello stipendio netto per un’addetto alla cassa di supermercato al primo impiego:

  • Liechtenstein: 3000 Euro
  • Svizzera: 2700 Euro
  • Norvegia: 2040 Euro

Ed ecco la classifica degli ultimi 3 Stati, quelli nei quali lo stipendio è più basso:

  • Corea del Nord: 2 Euro
  • Cuba: 4,5 Euro
  • Kirghizistan: 5 Euro

Come si è detto all’inizio, si tratta di differenze enormi, ma vanno rapportate al costo della vita dello specifico paese. Dopo aver fatto tale confronto, ci si renderà conto che le differenze si attenuano ed in alcuni casi si capovolgono.

I Single nel mondo

Sapere in quali aree del mondo sono presenti più single, o al contrario più gente sposata, è un fattore di interesse per molti. Forse anche per te.

Forse anche tu sai che oggi nei paesi del nord Europa si rimane single sempre più a lungo, si arriva al matrimonio sempre più tardi, o non ci si arriva affatto, e si fanno sempre meno figli. Ciò sta portando ad un invecchiamento costante della popolazione. Generalmente vengono additate come cause principali la mancanza di denaro, la crisi economica, l’aumento dei prezzi, la disoccupazione. Rivolgendo lo sguardo alla situazione mondiale si nota però che è soprattutto nelle nazioni più progredite, quelle nelle quali i diritti di tutti sono tutelati e non si hanno limitatezze finanziarie, che le percentuali di single sono molto alte in ogni fascia d’età. Quindi, anche se non si può dire che l’insicurezza economica o la miseria rappresentino un incentivo ad impegnarsi nella costruzione di una nucleo familiare, è altrettanto vero che, contrariamente a quanto si potrebbe pensare, il benessere e la prosperità di per sé non rappresentano uno stimolo nella direzione della creazione di rapporti stabili e strutturati come quelli di un nucleo familiare.

In pressoché tutte le culture la pratica del matrimonio é caratterizzata dalla subordinazione della moglie al marito, spesso dovuta alla dipendenza economica della donna nei confronti dell’uomo. Per converso, oggi un numero sempre crescente di donne sta acquisendo l’indipendenza economica, così come esiste un numero sempre crescente di donne che si rifiuta di dipendere da un marito ed in molti casi preferisce vivere un rapporto libero da vincoli coniugali, come simbolo del conseguito affrancamento. Un caso tipico è quello nipponico. In Giappone è avvenuto un fenomeno epocale di trasformazione del modo di pensare e di comportarsi della donna. Giovani ragazze giapponesi dichiarano che, per essere felici, un marito non solo non serve più, ma è anzi spesso un ostacolo. Meglio libere che maritate è dunque il loro assunto. Libere di lavorare, guadagnare, spendere e di uscire con le amiche, anziché restare a casa con il marito e la suocera. Libere di mangiare al ristorante anziché cucinare, di fare carriera piuttosto che stare a casa ad allevare figli limitandosi al lavoro di casalinga.
Il matrimonio è sempre stata la tappa finale della vita di una donna, ma chi ha studiato e viaggiato, in molti casi non lo desidera più.

Quali sono i paesi con più single? Sono la Giamaica, Dominica e Grenada ad avere le percentuali più alte di celibi e nubili tra i propri cittadini. Nella fascia d’età compresa tra 25 e 29 anni quasi il 90% dei maschi e circa l’80% delle femmine sono single. Con tassi molto alti anche Barbados, Svezia, Irlanda e Slovenia.

In generale comunque è nei grossi centri urbani, specialmente quelli appartenenti a nazioni industrializzate, che si rimane single più a lungo e questo fa presagire che in futuro sarà proprio nelle metropoli che la percentuale degli scapoli e delle nubili crescerà maggiormente, portando cambiamenti anche a livello economico. È già possibile scorgere i primi segnali di questa evoluzione epocale, come la comparsa nei supermercati dei cibi monodose, o la presenza nella piazza immobiliare di costruzioni monofamiliari (i cosiddetti monolocali e loft), sempre più richiesti e quindi sempre più costosi. Un esempio lampante relativo al mercato sviluppatosi specificamente per i single è quello di Alexandria, area metropolitana della città di Washington (USA), dove ben il 47 per cento della popolazione è composta da scapoli e nubili. Nonostante l’esistenza di grossi centri urbani ad alta concentrazione di single come quella di Washington o di New York, gli Stati Uniti d’America non sono una nazione nella quale si rimane da soli per parecchio tempo. Infatti, anche in virtù della tradizione protestante cui gli Stati Uniti si ispirano e mantengono fedeli, l’istituzione matrimoniale è ancora molto sentita e la conseguenza di ciò è che ci si sposa anche molto giovani.

Le nazioni dove la percentuali di single è più bassa sono quelle africane come Malawi, Mozambico, Ciad e Mali. Ma anche Nepal, India e Bangladesh sono povere di single. Sono tutti Stati in cui il matrimonio è visto come una tradizione necessaria e dove esso viene celebrato in giovane età. In questo tipo di paesi, per trovare persone single, bisogna guardare a fasce d’età più giovani rispetto a quelle a cui si è abituati in Italia.

Questo argomento viene trattato approfonditamente nel libro “Eden, trova il Tuo Paradiso Terrestre” (collegamento a sezione ebook) che per accontentare sia i lettori che le lettrici, contiene due mappe: la mappa mondiale degli uomini single e la mappa mondiale delle donne single. Sono stati presi in considerazione esclusivamente i dati relativi a uomini e donne non sposati e che non lo sono mai stati prima. Sono state quindi escluse le persone divorziate e quelle vedove. Dalle due mappe è possibile capire in quali paesi è presente la concentrazione maggiore di single, uomini e donne.