Archivio mensile:agosto 2013

Sette donne per ogni uomo?

Perché viene comunemente affermato che ci sono sette donne per ogni uomo su questa Terra? Questa affermazione si sente ovunque e suona come una sentenza allorquando si parla di amori, conquiste, abbandoni e problemi di cuore. I luoghi comuni sono duri a morire, nascono da qualche situazione lontana nel tempo e si tramandano oralmente di generazione in generazione, a totale dispetto dell’evidenza.

La situazione effettiva é molto differente. Infatti al giorno d’oggi nel mondo si contano 98 donne ogni 100 uomini (il che significa 0,98 donne ogni uomo).

Ma allora da dove arriva questa leggenda delle sette donne ogni uomo? Proviene da un episodio biblico citato nel libro di Isaia. Questo evento si verificò nel 740 a.C. quando il popolo di Israele, ormai spiritualmente allo sbando, fu coinvolto in battaglie e guerre contro la Siria. Il profeta Isaia preannunciò che tali guerre avrebbero condotto, nella nazione di Israele, alla decimazione della popolazione maschile, fino punto che addirittura sette donne sarebbero giunte a volersi unire con lo stesso uomo. Esse avrebbero accettato la poligamia ed il concubinato, pur di poter giocare una piccola parte nella vita di un uomo, quindi per sottrarsi in tal modo, almeno in parte, alla vergogna di essere vedove o nubili e senza figli. Quello delle sette donne per un solo uomo è da attribuire quindi ad un ben preciso episodio, che si riferisce ad una finestra temporale circoscritta. L’affermazione per cui ci sarebbero sette donne per un solo uomo non è pertanto da applicare ad ogni epoca e ad ogni luogo.

La realtà odierna è assai diversa. Prendendo in considerazione la totalità della popolazione mondiale, oggi il rapporto è di 98 donne ogni 100 uomini. Tuttavia, la situazione cambia da paese a paese, oltre che in base alle diverse fasce d’età.
Un caso curioso è rappresentato dai paesi dell’area del Golfo Persico (Emirati Arabi, Qatar, Oman, Kuwait, Arabia Saudita, Bahrein), nei quali la percentuale di popolazione maschile supera di gran lunga quella femminile in tutte le fasce d’età. Questo è dovuto all’importazione di manodopera maschile a basso costo proveniente prevalentemente da Cina, India, Pakistan, Bangladesh e Filippine avvenuta durante gli anni ’90. La politica applicata all’immigrazione prevedeva che non fosse possibile portare con sé le proprie spose ed i propri figli. Questo evento ripetutosi nel tempo ha portato ad un netto incremento del numero di uomini rispetto alle donne, fenomeno che si riscontra tuttora.
Agli antipodi si trova la situazione del Benin, piccolo Stato dell’Africa Nord-Occidentale, un tempo colonia francese, ove la prevalenza del gentil sesso raggiunge il record mondiale: 133 donne ogni 100 uomini.

E’ possibile conoscere la situazione relativa al rapporto numerico tra donne e uomini in ogni paese del mondo ed in ogni fascia d’età.

Quanto si spende per vivere in ogni paese del mondo?

Tutti coloro che vorrebbero trasferirsi all’estero si chiedono quale potrebbe essere il costo della vita. E’ una domanda che in molti si pongono e a cui pochi sanno dare una risposta.

Ci avvaliamo dell’eBook “Eden, trova il Tuo Paradiso Terrestre” che risponde a questo difficile quesito mostrando una semplice e chiara mappa mondiale che riassume la situazione di ogni nazione del mondo. Da questa mappa è facile notare che sono addirittura una cinquantina gli Stati del mondo dove la vita costa meno del 50% rispetto all’Europa, al Nord America, all’Australia, alla Nuova Zelanda ed al Giappone. Sono proprio gli Stati europei ad avere il costo della vita più alto, mentre il nord America ha valori leggermente più bassi. Ma per trovare dati veramente bassi bisogna rivolgere lo sguardo verso l’America latina, buona parte dell’Asia, il Medio Oriente e l’Africa.

Ma facciamo un passo indietro. Come è stato calcolato il costo della vita mensile in ogni singolo paese del mondo? La prima domanda a cui è stata data una risposta è stata: cosa serve ad una “persona media” per vivere? E’ quindi stato preso come buono uno stile di vita occidentale. Un individuo che vive con uno stile di vita occidentale ha la necessità di fare, ogni giorno, colazione, pranzare e cenare. Questo sottintende che deve poter fare la spesa per acquistare il cibo e recarsi, almeno saltuariamente, in un ristorante, una pizzeria, un fast-food o in un bar. Inoltre, questa persona media ha l’esigenza di vestirsi, quindi deve poter periodicamente fare acquisti di abbigliamento di qualità. Deve anche poter comunicare, ha cioè la necessità di utilizzare un telefono, usufruendo dei servizi di un operatore telefonico, così come, sempre nell’ottica di stile occidentale, deve poter fruire di un abbonamento mensile per il collegamento ad Internet. Per i suoi spostamenti ha necessità di utilizzare un’automobile o comunque dei mezzi pubblici, quindi deve poter pagare il carburante dell’auto o in alternativa acquistare un abbonamento mensile per l’autobus o per il treno. Oltre a ciò, e questo è l’aspetto davvero fondamentale, ha bisogno di disporre di un luogo dove abitare e quindi deve poter pagarne l’affitto. Inoltre dovrà pagare le utenze collegate all’alloggio (luce, gas, acqua..). Infine, vorrà uscire con gli amici almeno una volta alla settimana, per andare in un locale ricreativo come il cinema o il teatro. Tra tutte queste voci di spesa, quella che maggiormente colpisce il portafoglio è l’affitto dell’alloggio.

In economia, esiste un parametro denominato PPP, che in inglese è l’acronimo di Purchasing Power Parity (parità del potere di acquisto) e che è usato come metodo per calcolare le differenze tra il costo della vita delle diverse nazioni. Esso si basa su un cosiddetto “paniere” di circa 3000 tra beni e servizi. Selezionando da questo enorme paniere i prezzi di tutto ciò che serve ad una persona media per vivere con uno stile di vita occidentale, è stato calcolato il costo della vita in ogni nazione. Ciò che è emerso è che, rispetto ai paesi industrializzati (dove vivere ha i più alti costi), il resto degli Stati del mondo può consentire di condurre un’esistenza a costi più o meno inferiori. Ci sono moltissimi luoghi dove mantenere lo stesso tenore di vita cui si era abituati nel paese di origine costa anche meno della metà.

Ma vediamo quali sono i 10 paesi più cari:

•    Norvegia
•    Monaco
•    Svizzera
•    Danimarca
•    Giappone
•    Svezia
•    Finlandia
•    Lussemburgo
•    Canada
•    Francia

Questi 10 paesi hanno costi che superano, a volte anche abbondantemente, i mille euro al mese. Tra i 196 paesi indipendenti del mondo, l’italia è al 19simo posto con una spesa mensile di 950 euro. Il luogo in assoluto dove mantenere uno stile di vita occidentale costa meno è il Gambia con 292 euro mensili.

Questa la classifica dei 10 paesi meno cari:

•    Gambia
•    Etiopia
•    Cambogia
•    Tanzania
•    Kirghizistan
•    Nepal
•    Pakistan
•    Tagikistan
•    Vietnam
•    Nicaragua
•    Malawi
•    Iran

Dove si vive più a lungo

Scegliere un luogo in cui andare a vivere, e poi accorgersi che li tutti muoiono a 50 anni deve essere proprio un brutto colpo.. Per non fare questo tipo di errore è meglio informarsi prima.

Certo, negli ultimi 100 anni, si è registrato un considerevole incremento dell’aspettativa di vita. Si vive più a lungo perché si è riusciti a contrastare con successo alcuni virus e le malattie conseguenti. Questo è avvenuto in particolare dove sono state create migliori condizioni igieniche, dove i successi della medicina si sono succeduti in gran numero ed il servizio sanitario si è esteso a comprendere fasce sempre più ampie della popolazione. Nei prossimi anni, grazie alla ricerca scientifica ed allo sviluppo tecnologico, sarà possibile raggiungere mete prima ritenute incredibili. La ricerca genetica in tutto il mondo sta cercando di dare delle risposte affidabili che possano aiutare a vivere più a lungo e meglio. Gli scienziati sono concordi nell’affermare che è probabile che nel prossimo decennio la natura dei principali meccanismi biochimici e cellulari che determinano l’invecchiamento e la longevità saranno identificati. Questo consente di ipotizzare che il controllo sulla vecchiaia, intesa come fenomeno cellulare, sia un traguardo raggiungibile. Anche se si è solo agli albori di questa rivoluzione, si pensa che la componente genetica sia responsabile della durata della vita per almeno il 25%.

Ma dove si trovano oggi i luoghi dove vivono le popolazioni più sane e longeve al mondo? Alcune di questi popoli vivono in luoghi semisconosciuti del pianeta. Spesso non è possibile stabilire l’esatta età di questa gente, perché mancano registri anagrafici e documenti di identità affidabili, ma tutti i ricercatori concordano nell’affermare che la maggioranza di questi individui supera i 100 anni, con punte anche superiori ai 120 anni. Queste regioni sono:

•    la regione di Hunza nel nord del Pakistan.
•    la valle di Vilcabamba nell’Equador.
•    la regione dell’Abkhazia, nel Causaso (Georgia/Russia).
•    le isole Okinawa, a sud del Giappone.
•    l’isola di Ikaria in Grecia.
•    l’area della Barbagia, in Sardegna (Italia).
•    Loma Linda in California (USA).

È curioso notare come, in generale, tutte le persone longeve, anche quelle non appartenenti a queste 7 regioni, hanno delle caratteristiche comuni anche dal punto di vista somatico. Ciò che salta principalmente all’occhio è che tutte le persone che vivono a lungo hanno una corporatura magra, e questo è dovuto principalmente al fatto che non sono schiavi della loro gola. Essi mangiano poco e principalmente cibi naturali.  Tutti dovrebbero seguire il loro stile di vita.

Ma dove non arriva il buon senso individuale, arrivano le cure mediche. Infatti dove il servizio sanitario funziona, la speranza di vita aumenta. Al contrario, quando l’apparato sanitario è carente, la speranza di vita scende vertiginosamente. Ecco che la situazione peggiore si verifica nell’Africa sub-sahariana, dove si ha una speranza di vita di soli 50 anni ed anche meno, come nel caso limite della Repubblica Centrafricana (46 anni), che è la nazione con la più bassa speranza di vita al mondo.

Quindi, prima di decidere che una Nazione è il tuo luogo ideale in cui vivere, informati anche su quanti anni vive la popolazione..

Come evitare i paesi ad alto tasso criminale

Quando si ha l’idea di spostarsi all’estero un timore ricorrente è quello di capitare in un paese nel quale si possa essere derubati o peggio aggrediti. L’angoscia deriva dal pensiero di essere malmenati, feriti o addirittura uccisi a causa di una rapina.

Ciò che c’è da sapere è che in generale i criminali riescono ad agire più indisturbati nelle aree densamente popolate. A partire dai crimini minori come i furti (spesso presso le abitazioni) o gli scippi (soprattutto nei mercati, stazioni, sui mezzi pubblici), fino ad arrivare ai reati gravi, i delinquenti agiscono preferenzialmente dove si concentra la maggiore presenza di potenziali vittime. L’incremento mondiale della popolazione che si sta riscontrando in questi ultimi decenni ed il fatto che la gente preferisce sempre più accalcarsi in enormi centri urbani per vivere, sono fattori che contribuiscono innegabilmente all’aumento della concentrazione dei crimini.

L’atto criminoso peggiore che si possa temere è certamente l’omicidio e negli ultimi anni il suo tasso è stabile e addirittura decrescente in molte nazioni nel mondo. Ci sono però delle eccezioni, costituite soprattutto da alcuni paesi caraibici e del centro e sud America. Si tratta specificamente di Belize, Honduras, Guatemala, Giamaica e Venezuela. È in questi paesi che si riscontra una significante crescita del tasso di omicidi (già molto alto negli anni passati). Per fare un esempio della gravità della situazione latino americana, soltanto nel 2005, circa 15.000 persone sono state uccise da bande giovanili in El Salvador, in Honduras e in Guatemala.

Non solo in America latina, ma anche nel continente nero la situazione non è delle più rosee. I tassi di omicidio più alti si riscontrano soprattutto nelle regioni centrali e meridionali dell’Africa ed in particolare nel Congo Kinshasa, in Angola, nello Zimbabwe, in Sudafrica ed in Lesotho. In questi paesi, i fatti di sangue, oltre che con armi da fuoco, si consumano a colpi di machete.

Molto in voga negli ultimi anni è una tipologia di crimine che prende il nome di “Carjaking”, termine di lingua inglese che identifica il furto di autoveicoli sotto la minaccia di un’arma e, in alcuni casi, con il ricorso alla violenza. Si tratta di un vero incubo per l’automobilista che, durante l’utilizzo del suo mezzo, viene fermato con qualsiasi scusa, o affiancato ad un semaforo e “persuaso” a lasciare le chiavi dell’auto andandosene a piedi. Questa attività criminosa viene praticata soprattutto in una dozzina di regioni africane: Togo, Burkina Faso, Kenia, Burundi, Tanzania, Zambia, Zimbabwe, Mozambico, Malawi, Sudafrica, Swaziland e Lesotho. Simili episodi si riscontrano con frequenza anche in Pakistan e Papua Nuova Guinea, così come in Belize, Ecuador e Venezuela.

Hanno poi preso sempre più piede i meno cruenti “sequestri lampo”, eseguiti prevalentemente nelle grandi città e nelle località turistiche. Sotto la minaccia di un’arma, si viene sequestrati per strada ed accompagnati più o meno gentilmente ad un bancomat, dove si viene obbligati a prelevare il massimo della disponibilità giornaliera. Subito dopo si viene rilasciati.

Nonostante le notizie allarmistiche, per fortuna le cose non vanno così male in ogni luogo del pianeta. Esistono anzi paesi dove l’intera società è nemica dei soprusi. Basta sapere quali. Infatti trasferirsi all’estero senza sapere quale sia il livello di criminalità che ci si deve attendere sarebbe un comportamento alquanto superficiale.